Il bambino che giocava sempre

Quando viene portato da me Luigi ha otto anni. E’ stato indirizzato all’Istituto da un servizio sociale a causa di una situazione difficile a scuola. Il bambino ha scoppi di aggressività violenta e addirittura talvolta sono dovuti intervenire degli inservienti per trattenerlo. Un gruppo di genitori ha inviato una lettera allarmata al responsabile scolastico dicendosi preoccupato per i propri figli.Il bambino era già stato visto sia da una neuropsichiatra privata che al reparto di neuropsichiatria infantile di un centro ospedaliero. La diagnosi della neuropsichiatra era piuttosto allarmante e metteva sull’avviso di un alto rischio di rotture psicotiche. L’ospedale parlava più genericamente di disturbi del linguaggio e di tipo depressivo nella condotta quotidiana.Luigi si presenta senza eccessivo impaccio, ha un bel viso, appare leggermente sovrappeso. Quando gli chiedo se sa perché la madre lo ha portato qui mi dice di no, ma aggiunge che gli ha detto che l’avrebbe portato da un “signore con i capelli bianchi”, “vecchio”. Faccio la fantasia che la madre abbia voluto rassicurare se stessa ed il bambino vedendo nell’analista una figura di uomo anziano rassicurante, un padre/nonno. Quando gli chiedo delle maestre e gli dico che la mamma mi ha detto che non va d’accordo soprattutto con una, non riesce a dire nulla e, protettivamente, si augura che entrambe rimangano anche per il prossimo anno.Gli chiedo se ha piacere di disegnare, mi dice di sì e mi chiede cosa deve disegnare. Gli dico se vuole disegnare se stesso. Si rappresenta visto di fronte, a braccia allargate, la bocca è deformata a destra come in un sogghigno, le due mani appaiono diverse e la sinistra appare come raddoppiata e conta complessivamente otto dita. Il corpo è schematico e suddiviso nettamene in due parti da una linea che potrebbe essere il bordo di un maglione lungo. I piedi appaiono divaricati, alla Charlot , e sembrano due tozzi mattoni. Quando disegna poi la madre la rappresenta di lato con le braccia distese e le mani che paiono tenersi mentre le dita si incrociano. Lo schema del corpo è abbastanza analogo a quello del disegno precedente. Mi viene da pensare che la mamma abbia, per Luigi, una parte nascosta. Noto poi che quando la signora paga la seduta, mi allunga i soldi quasi di soppiatto, nascondendo il gesto al figlio.Il bambino ha una storia famigliare e personale piuttosto travagliata. E’ nato da un parto gemellare ed ha due fratelli, un maschio ed una femmina maggiori di svariati anni ed abbastanza problematici. La sua gemella è una bambina. Il padre, che a sua volta aveva avuto, a diciassette anni, una diagnosi di disturbo di personalità, avrebbe preferito che la gravidanza della moglie non venisse portata a termine, ma questa non aveva voluto “per motivi religiosi”. Una volta nati i gemelli, il padre avrebbe voluto dare il maschio in adozione mentre la madre sentiva che “fare” due bambini in una volta “non era da tutti”. La prima infanzia di Luigi era trascorsa senza che particolari problemi venissero evidenziati, ma già al primo anno delle elementari degli scoppi d’ira e di aggressività si erano manifestati. Gli insegnanti avevano poi messo in rilievo una difficoltà del bambino nell’uso del carattere corsivo. Un giorno, un anno più tardi, venne trovato con delle forbici in tasca, forbici che gli servivano “per difendersi”.Quando aveva cinque anni era morta la nonna materna presso la quale stava quando la mamma era al lavoro. Un mese più tardi era morto il padre che, nel frattempo, si era ammalato. Del bambino aveva allora iniziato a prendersi cura con solerzia la zia materna, senza figli, che diverrà un po’ una vice-madre e che lo accompagnerà poi sempre alle sedute.


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