Freud e la passione della conoscenza

Texto presentados por la Dra. Silvia Vegetti Finzi en 1998, a raíz de su visita a Buenos Aires junto al analista Francesco Marchioro

Silvia Vegetti Finzi

"Credo che il desiderio dell'uomo si sia rifugiato, rimosso nella passione del sapere . E' lei che sta prendendo un'andatura di cui non sappiamo l'ultima parola" J.Lacan"

Quando Lacan analizza Freud attraverso la rilettura del Sogno di Irma scopre che il desiderio che il sogno si incarica di realizzare non è , come crede Freud, quello di essere considerato un buon medico, uno stimato professionista.

Si tratta di ben altro.Vi è in gioco la passione della conoscenza.

Poichè il primo sogno della Traumdeutung anticipa il campo e la funzione del linguaggio nella psicoanalisi , il desiderio di sapere vi trova il suo oggetto: l'inconscio.

Ma, come sappiamo, la conoscenza dell'inconscio ( un vero e proprio ossimoro) si scontra con l'impossibile , con una verità che si situa al di là delle colonne d'Ercole della razionalità, oltre i limiti del sapere positivo e cumulativo.

In questo senso, osserva Lacan, la passione della verità, come ogni manifestazione passionale, porta con sè la trasgressione, l'eccesso, la colpa, la necessità della Legge.

Tanto che, al termine dell'interpretazione del sogno, Lacan fa recitare a Freud un atto di contrizione per aver osato curare l' isteria.

" Sono colui, dovrebbe dire Freud, che vuole essere perdonato per aver cominciato a guarire questi malati che sinora non si voleva comprendere e che ci si vietava di guarire... Sono colui che vuole non esserne colpevole, perchè vuol sempre dire essere colpevole trasgredire un limite fin lì imposto all'attività umana . Io non voglio esserlo...." .

La passione del corpo

La passione della verità , che anima Freud sin dall'adolescenza, aveva "preso corpo", nel senso letterale del termine, quando il medico viennese ,giunto a Parigi nel 1885 , entrò per la prima volta nelle corsie dell'ospedale psichiatrico "la Salpetrière , consideato "il grande emporio della miseria umana".

Il giovane medico proveniva dal laboratorio neurofisiologico di Ernst Brücke, dove si studiavano sperimentalmente i fenomeni psichici elementari, le cosiddette "soglie sensoriali", unità minime sulle quali costruire, per progressiva accumulazione, il funzionamento generale della vita psichica.

Ciò che restava escluso dalle severe aule del laboratorio psicologico positivista erano la fantasia, l'irrazionalità, la patologia, la femminilità, in una parola: l'isterica.

Ed è appunto l'isterica, l' assurda protagonista della società e della cultura dell'Ottocento, che Freud incontra nelle corsie della Salpêtrière.

Il suo breve soggiorno lo mise a contatto, forse per la prima volta, con una dimensione nuova e travolgente , con quel campo di conoscenza che chiamiamo " sessualità".

Quando vi giunge Freud, il reparto psichiatrico della Salpêtrière ricovera migliaia di donne povere e sole che, per varie ragioni, hanno fallito l'obbiettivo dell'inserimento sociale. In mancanza di altre possibilità di espressione, il loro disagio prende i modi tradizionali del gesto passionale strappato al repertorio teatrale , alla sacra rappresentazione, alla statuaria barocca, alla mistica, all' oratoria forense, alle sguaiataggini da strada.

Ma la morale e l'estetica dell'epoca condannano queste manifestazioni pretestuose e inopportune, sintomi di un corpo indisciplinato e di una psiche incapace di governare l'impeto delle emozioni. I valori di libertà e di eguaglianza che legittimano il potere borghese richiedono una omologazione dei soggetti sociali, un' elisione delle differenze. Per quanto riguarda in particolare le donne, si tratta di inserirle nella vita pubblica , rispetto alla quale erano sempre state emarginate , attraverso la conoscenza e il controllo, la manipolazione e l'ammaestramento di un corpo pulsionale , sentito come naturale e selvaggio.

Alla Salpêtrière , la conoscenza della sessualità non è preliminare ma sostitutiva della cura. Essa procede essenzialmente attraverso la vista:" guardare, guardare e poi ancora guardare, ordina Charcot ai suoi fedeli assistenti, perchè vedere è capire!"

Sul palcoscenico del teatro anatomico della Salpetrière , di fronte a un pubblico internazionale di scienziati e di curiosi, sfilano le "migliori isteriche", imitando i sintomi che via via il Maestro viene illustrando.

Sintomi che vengono fissati nelle fotografie che corredano le cartelle cliniche, tuttora conservate negli archivi dell'ospedale parigino.

Tra tante, ho scelto la storia clinica di Augustine, una fanciulla che era ricoverata alla Salpètrière durante il soggiorno di Freud.

Ne riassumo brevemente l'anamnesi.

Augustine è stata ricoverata all'età di 15 anni. I genitori sono contadini inurbati. La bambina è stata affidata a una balia sino a 9 mesi poi è cresciuta in un convento di suore dove le hanno insegnato a leggere, scrivere e ricamare.

Lasciato il collegio, era stata assunta come bambinaia in una famiglia parigina , dove il padrone , che era l'amante della madre, dopo averla stordita con un liquore, l'aveva violentata.

Subito dopo lo stupro, la ragazzina viene colta da dolori, tremori, risa e allucinazioni che durano per alcuni mesi finchè il suo stato si aggrava e viene ricoverata alla Salpêtrière.

La cartella clinica la descrive come bionda, grande, robusta, attiva, intelligente, affettuosa, impressionabile, civettuola.

Insomma la classica personalità isterica. Ma per rendere più "scientifica" la diagnosi segue una sfilza di misure dell'attività motoria, della sensibilità cutanea dell'efficienza degli apparati percettivi.

A questo scopo si utilizzano macchine appositamente costruite, come il dinamometro Mathieu, ma ancheinterventi diretti, come trazione dei peli, sfioramento, toccamento delle zone erogene, solletico, pressione, pizzicamento, punture. Il medico graffia la paziente con le unghie, la punge, le accosta oggetti caldi e freddi, le fa annusare e assaggiare sostanze chimiche di vario genere, spesso con effetti afrodisiaci.

Segue una minuziosa contabilità degli attacchi isterici: 7O7 in giugno, 272 in luglio, 113 in agosto, 149 in settembre e così via.

Sintomi polimorfi vengono curati con terapie eclettiche: ipnosi, compressione ovarica, cella di contenzione, camicia di forza, bagni gelati, scosse elettriche, magnetismo, suono di diapason e di tam tam. Ma, come ho già detto, alla psichiatria positivista non interessa tanto la cura del malato quanto la costruzione di un sapere tassonomico. A questo scopo il medico scruta un corpo femminile oggettivato, arreso alla sua investigazione voyeuristica , senza accorgersi che intercorre una intensa relazione emotiva tra la sua pulsione scopica e l'esibizionismo della paziente.

Vi è tra i due protagonisti una complicità che le fotografie esprimono con grande efficacia, benchè il terapeuta rimanga sempre fuori scena.

PROIEZIONE DELLE FOTOGRAFIE

  1. Ritratto di Charcot
  2. Lezione di Charcot

Le prime cinque immagini si riferiscono alle fasi neurologiche dell'attacco isterico. Le altre 7 alla fase psicologica, detta delle " attitudini passionali".

 

  1. Istero - epilessia: stato normale
  2. Inizio dell'attacco: il grido
  3. Idem
  4. Istero-epilessia: contrattura
  5. Tetanismo
    Inizio della fase psicologica
  6. attitudini passionali: minaccia
  7. Idem
  8. attitudini passionali: appello
  9. attitudini passionali: supplica amorosa
  10. attitudini passionali: erotismo
  11. attitudini passionali: estasi
  12. Attitudini passionali: crocifissione

 

PROIEZIONE DI UN BREVE FILMATO

Si tratta del primo film scientifico italiano, presentato nel 19O8 a Torino dal professor Camillo Negro .

Il caso è quello di una donna isterica affetta da afasia che riprende la parola quando il professor Negro le rivolge l'ordine suggestivo di parlare. La performance è molto simile a quelle di Charcot, copresa la "compressione ovarica".

Sorge spontaneo dinnanzi alle immagini del film l'interrogativo: quello che vediamo è vero o finto?

La protagonista è una malata autentica o un'attrice?

La domanda coinvolge l'aspetto di fiction dell'isteria ? Charcot diceva : Le isteriche soffrono di menzogna.

E' lo statuto stesso della verità che l'attacco isterico mette in gioco. Verità che, come insegna Lacan, non pertiene all'immaginario ma solo al linguaggio. Pertanto il sintomo non è né vero né falso. Solo l'interpretazione introduce nella relazione terapeutica la dimensione della verità.

A Freud, che nelle corsie della Salpêtrière osserva le membra femminili che si divincolano nel "grande attacco isterico", non sfugge la coincidenza tra la crisi e il passaggio del medico taumaturgo e, mentre la psichiatria classica isola il corpo isterico nei suoi spasmi, Freud ne coglie tutto l'aspetto comunicativo.

E' vero che sarà proprio il motto di Charcot : " c'est toujours la chose génitale , toujours ... " a fargli intravvedere l'aspetto erotico del sintomo. Ma per lo psichiatra francese si tratta di identificare e descrivere una sindrome, l'isteria, per Freud di comprendere un soggetto, l'isterica.

Le isteriche che Freud prenderà in cura appena ritornato a Vienna sono ben diverse dalle povere emarginate di Parigi. Appartengono per lo più alla borghesia ebraica , dove non mancano certo l'inserimento familiare e l'appartenenza sociale.Anzi, la loro insofferenza nasce proprio dal sentirsi indotte ad assumere un' identità idealizzata che costringe le passioni, inibite non solo nel gesto e nell'azione ma persino nel pensiero, ad esprimersi nella malattia.

In quanto terapeuta, la mossa preliminare di Freud , nella quale non è difficile intravvedere l'influsso dell' ermeneutica ebraica, consiste nel considerare il sintomo isterico come un discorso , un "linguaggio d'organo" che, se correttamente interpretato, permette di risalire alle fantasie corrispondenti , deformate dalle istanze censorie. In questa impresa Freud non è solo perchè le sue pazienti agiscono come coartefici della terapia e della teoria, come testimoniano gli Studi sull'isteria .

Sono loro che gli indicano la strada da percorrere, a ritroso, verso le esperienze della prima infanzia dove permane, nascosto dall'oblio,il trauma della seduzione, sono loro che , attraverso il filo tortuoso delle libere associazioni lo conducono dinnanzi alle porte del sogno, la 'via regia verso l'inconscio".

La via regia verso l'inconscio

La Traumeutung , il libro che inaugura il secolo, svolge una funzione cruciale nella nostra cultura in quanto condensa il passato e apre al futuro. Nonostante analizzi l'esperienza di una minoranza , la comunità ebraica viennese, sarà recepito come un'acquisizione universale perchè nel frattempo l'ebreo è stato assunto a paradigma della condizione umana. Uno dei maggiori storici del mondo ebraico, Léon Poljakov, sostiene che con la civiltà tecnologica il mondo si è "ebraicizzato" acquisendo una serie di attributi tipici di quella minoranza: distacco dal lavoro dei campi, intensa mobilità territoriale, decisa tendenza all'urbanesimo, adattabilità alle trasformazioni, spirito competitivo, atteggiamento spregiudicato verso il denaro, internazionalizzazione delle relazioni economiche e commerciali. Dobbiamo però aggiungervi la passione della conoscenza , animata dal misticismo, innervata dalla teosofia, motivata dalla ricerca di una nuova identità.

Nella diffusione della psicoanalisi , il mito di Freud ha giocato un ruolo determinante perchè , in certo senso, si riconoscono in lui tutti coloro che lottano per l'emancipazione, l'assimilazione e la promozione sociale attraverso la propria acculturazione , come rivela il successo mondiale della psicoanalisi "secondo Woody Allen". Ma l'antropologia psicoanalitica non si riduce alla biografia intellettuale di Freud. Il suo modello di funzionamento dell'apparato psichico diverrà l'autorappresentazione dominante dell'uomo contemporaneo, del suo esilio esistenziale, già decretato dalla rivoluzione copernicana che ha decentrato la terra, da quella darwiniana che lo ha espropriato dalla discendenza divina, infine da quella psicoanalitica che lo ha diviso da se stesso. L'uomo psicoanalitico riconosce di non essere padrone neppure in casa propria perchè , come dice Lacan: "io sono là dove non penso" .

La ricomposizione di sè comporta pertanto una preliminare ricerca della propria alterità nei luoghi più lontani dalla coscienza, una discesa negli Inferi della mente, là dove , secondo la tradizione, domina il sonno della ragione.

La frase , Flectere si nequeo Superos, Acheronta movebo, posta in esergo all'Interpretazione dei sogni (19OO), è tratta dal canto VII dell'Eneide . I due membri del chiasma formano una duplice antitesi: invertono il presente impotente ( nequeo ) , nell' azione futura ( movebo ) e sostituiscono all'alto il basso, al Cielo l'Inferno.

Il libro si annuncia così sotto l'insegna di un viaggio iniziatico, di una catabasis , così come accade per altre opere fondamentali della nostra cultura, quali la Repubblica di Platone , l'Inferno di Dante , il Faust di Goethe. Per il suo impianto radicale, l' impresa lo confronta con il tema della verità. E la verità dell'uomo sembra consistere nel riconoscimento del desiderio inconscio e delle sue interdizioni.

L' "Io desidero" " si sostituisce all' "Io penso" cartesiano non per sostenere le pretese della ragione bensì per indebolirla a favore di una dimensione inconscia dalla quale sembrano provenire i significanti determinanti di ogni destino.

Vi è, per Freud, un nesso necessario tra i pensieri elementari del sogno, semplici voti di amore e di morte connessi alle figure parentali , e la censura che impedisce persino che essi raggiungano la coscienza , se non in forme deviate e distorte. Tuttavia l'interpretazione ci riconsegna la mappa del nostro inconscio , permettendoci - al termine di un percorso di conoscenza e di cura - di sostituire alla rimozione una condanna cosciente e alla malattia una " infelicità comune".

Freud è consapevole che la grandezza della sua "scoperta" non consiste tanto nella guarigione quanto nella verità e, benchè egli vi sia pervenuto attraverso la tradizione ebraica e l'elaborazione del suo personale conflitto familiare , preferisce presentarla al mondo attraverso L'Edipo re di Sofocle.

La cultura greca gli offre infatti un orizzonte più universale e più "laico", ma vi è anche un altro, decisivo fattore : l'identificazione che scatta tra il moderno scienziato del sogno e l'antico "svelatore di enigmi". Con il procedere dell' indagine, appare chiaro che le radici del male non sono esterne ma interne all'uomo e che soltanto affrontando coraggiosamente la conoscenza di sè , attraverso un lento e difficile percorso indiziario, è possibile che la colpa e il castigo ritrovino proprio senso, divenendo fondamento del patto sociale (Edipo a Colono ) . Lo svelamento della trama edipica ( amore per il genitore sesso opposto e rivalità per quello dello stesso sesso ) non ci rende però più liberi di agire perchè si accompagna al riconoscimento della sua impossibilità , al prevalere dell'interdizione sul desiderio, alla priorità della Legge che , vietando l'incesto, introduce l'ordine delle relazioni nella promiscuità animale.

La rinuncia all'illimitato esercizio delle pulsioni erotiche e aggressive costituisce il prezzo pagato, in termini di "disagio della civiltà", all' acquisizione di una relativa sicurezza sociale. Eppure ognuno di noi è stato, durante l'infanzia, un Edipo in miniatura . Le passioni di amore e di odio che abbiamo provato un tempo per i nostri genitori sono state vere e reali. I bambini sono gli ultimi eroi passionali , i piccoli edipi della tragedia familiare, prima che il desiderio incoscio sia inscindibilmente connesso con il divieto e la colpa.

Ma il processo rimane astratto e formale finchè Freud non lo correla alla castrazione.Chiamato a scegliere tra una perdita narcisistica ( il taglio dell' appendice fallica che rappresenta il suo Io) e una rinuncia oggettuale , il bambino esce dal conflitto edipico sottomettendosi al divieto dell'incesto impersonato dal padre . Tuttavia il rivale di un tempo non verrà abbandonato, bensì introiettato sino a divenire una parte di sè, il Super-io, fonte di ogni prescrizione morale. Da quel momento l'esperienza più determinante della vita trapassa nell'inconscio dove resterà sepolta sotto l' inesorabile amnesia che conclude ogni infanzia. Ma poichè i desideri incestuosi rimangono irrealizzati , costituiscono un contenuto inelaborato della psiche che cerca , eludendo la censura, la via del ritorno sulla scena del mondo.

Dal suo esilio , il paradigma edipico orienta infatti tutte le nostre future passioni, plasmandole con le figure , i modi e i toni di un tempo . E' l'infanzia che traccia i successivi percorsi della vita , diversi a seconda che sia prevalso il desiderio o il divieto. Per la prima volta nella storia della cultura la conoscenza di sè si definisce come conoscenza del passato.

In ogni caso l' economia libidica si complica quando , con il complesso di Edipo, le pulsioni, abbandonando l'originaria gestione perversa e polimorfa, confluiscono nella trama delle passioni , di cui ogni epoca fornisce l'impianto drammaturgico e lo stile retorico. Ma al di là della molteplicità di situazioni e di reazioni che ogni tragedia mette in scena, la psicoanalisi riconosce nell'Edipo " la passione delle passioni" , di fronte alla quale tutte le altre manifestazioni impallidiscono o si rivelano corollari del suo fondamentale paradigma. Sostituendo alla plurisecolare, variegata semantica dell'agire passionale una "grammatica " dei desideri , il sapere dell'inconscio porta a unità di senso una serie dispersa di tracce.

Lo schema edipico è atemporale, universale, necessario , valido per l'umanità e per ogni singolo uomo, di cui organizza i pensieri, le azioni e le produzioni culturali . .

Di fronte a una simile determinazione , siamo allora indotti a chiederci: come possiamo sottrarci alle sue determinazioni? In che cosa consiste la libertà dell'uomo ?

Edipo, in quanto eroe mitico, dimostra , con la sua stessa storia, l'ineluttabilità del fato . Quando, in cerca della sua identità ,tenta di sfuggire all'oracolo di Apollo recandosi a Tebe anzichè ritornare a Corinto , va comunque incontro al suo destino portandolo, come era inesorabile, a compimento. La sua dimensione è l'azione : esiste in quanto agisce.

Amleto invece è incapace di agire perchè la passione del moderno eroe tragico ha trovato un nuovo teatro: la mente.

Conoscenza delle passioni: l'Edipo

Come afferma Freud nell'Intepretazione dei sogni, Edipo e Amleto si radicano nello stesso terreno fantasmatico, ma la loro vicenda, per molti versi analoga, si rivela analiticamente diversa perchè riflette il progredire della rimozione nella vita psichica dell'umanità.

Mentre Edipo è lontano da noi come un archetipo, Amleto ci assomiglia perchè l'incertezza, la dubbiosità , la pavidità che manifesta di fronte al mandato delle passioni sono le stesse che affievoliscono i nostri atti.

"Amleto può tutto, riconosce Freud, tranne compiere la vendetta sull'uomo che ha eliminato suo padre prendendone il posto presso la madre, l'uomo che gli dimostra attuati i suoi desideri infantili rimossi" . La debolezza che lo caratterizza non appartiene alla sua natura ma è un effetto del conflitto psichico tra il desiderio e la sua interdizione, che concentra dentro di lui ogni energia, per cui in un certo senso " la sua azione è la passione. " Nella travagliata indagine che lo trattiene dall'agire eroico, la passione della conoscenza si tramuta in conoscenza della passione , in anatomia dell'anima.

In Amleto, Freud individua il nevrotico che soffre le imposizioni della morale , che non si rassegna ai divieti che egli stesso frappone al suo agire. Così intesa, la sua vicenda costituisce il paradigma della modernità, la rappresentazione dell'inabissarsi del mondo nell'interiorità della psiche.

Passione della conoscenza : Mosè e il monoteismo

All'inizio del secolo, conoscere se stessi, entrare nello spazio interno per armonizzarlo, diviene la prospettiva di una cultura del disagio , sempre più incerta delle proprie capacità di comprendere e di cambiare politicamente la realtà esterna. Visto che le passioni nascono da un' indebita connessione della libido sessuale con gli oggetti incestuosi della prima infanzia , occorre contrapporre a questo circolo vizioso un circolo virtuoso . Si tratta di un processo di sublimazione che comporta due movimenti opposti : ritirare sull'Io le energie precedentemente rivolte agli oggetti edipici , reinvestirle poi fuori di sè, su mete sessualmente neutre e socialmente valorizzate . Dato che le energie mobilitate dalla conoscenza risultano "contaminate" dalla passionalità del loro primo investimento edipico, la "brama di sapere" acquista un aspetto dionisiaco che contrasta con la sua supposta razionalità. Agli oppositori che accusavano la psicoanalisi di irrazionalità, Freud risponde che irrazionale è l'oggetto, non il metodo che riconosce l'incidenza della passione e che si ripromette costantemente di depotenziarne gli aspetti deformanti .

A questo scopo sposta l'interesse terapeutico dal paziente alla relazione , dove l'Io si può cogliere negli effetti comunicativi , siano essi manifestazione di presenza o di assenza, di soggettività o di assoggettamento. In ogni caso, nel corso dell'analisi, le passioni vengono rivissute dinnanzi a uno spettatore partecipe, grazie alla sua disponibilità all'ascolto. Passioni parlate naturalmente, perchè il gesticolare e l'agire sono lasciati fuori, come accidenti inopportuni e impertinenti, dalla stanza d'analisi. In un certo senso la cura che procede attraverso la conoscenza di sè realizza la coincidenza platonica di verità e di bene, la convinzione che comunque il sapere sia di per se stesso trasformativo. Poichè Freud ritiene che la "stupidità" sia il peggiore dei mali, la verità si configura come il migliore dei beni. Una verità che coincide con la sua formulazione , con la parola mitopoietica della interpretazione.

Non si tratta però di un'acquisizione meramente intellettuale , bensì di recuperare rivivere e riorganizzare quei brandelli di passione infantile che sono rimasti impigliati nella griglia edipica. Solo così L'Io narrante può riannodare i fili interrotti , restaurare le carenze dell'identità, far rifluire le energie bloccate dalla rimozione verso nuovi progetti di vita. All'atemporalità dell'inconscio, che prevede soltanto la coazione a ripete, il lavoro dell'analisi (Arbeit ) sostituisce il tempo del futuro , l'orizzonte dell'agire umano.

Ne esita un'etica negativa perchè di fronte alla necessità di impegnarsi nel conflitto edipico, di sperimentare sino in fondo la sua grammatica di amore e di morte, altro non resta che portare a esaustione , nello spazio virtuale del transfert, tutte le impossibilità della nostra vita. Solo al termine di questo percorso sarà possibile recuperare, come sostiene Lacan, i residui gradi di libertà che ci sono concessi.

La libertà assume così uno statuto prevalentemente conoscitivo , che libera il pensiero più che l'azione. L'enigmatica frase di Freud " Dov'era l'Es deve subentrare l'Io . " può essere intesa in due modi: come imperialismo della ragione oppure come rinuncia dell'Io alla propria supposta centralità , per riconoscersi radicato nelle oscure regioni dell'Ade.

L'economia psicoanalitica , che fa emergere tanto le passioni quanto i processi conoscitivi che ad esse si oppongono dal medesimo Acheronte della libido, sembra autorizzare questa seconda ipotesi. Rispetto alla radicale contrapposizione tra passione e ragione proposta dalla morale tradizionale , la psicoanalisi mostra piuttosto la commistione tra i due poli poichè la differenza non consiste nella composizione delle forze in gioco o nella loro origine ma nella specificità dei percorsi e delle méte. Anche i processi conoscitivi più elevati procedono dal voyeurismo infantile, dalla curiosità del bambino di "vedere" la sessualità parentale e solo l'impossibilità di accedere alla " scena primaria" sospinge la brama di sapere verso gli impervi percorsi della sublimazione.

La commistione della ragione con la passione introduce un elemento di onnipotenza prometeica nella conoscenza umana. Nella teoria Freud sostiene che l'opera di civilizzazione procede verso la rimozione dei desideri, l'interiorizzazione del conflitto, la sostituzione dell'agire con il parlare. Ma la sua biografia intellettuale prova che la passione sopravvive comunque in lui: nelle tentazioni trasformative, prometeiche, del suo pensiero. Alla vigilia della seconda guerra mondiale, nonostante molti e autorevoli pareri contrari, Freud decide di raccontare in modo completamente nuovo la storia di Mosè. Lo scopo di questa faticosa costruzione analitica sembra consistere nell'attribuire anche al popolo eletto il parricidio che, come sappiamo da Totem e Tabù, costituisce una colpa di tutti gli uomini. Se il popolo ebraico è stato perseguitato per aver rimosso il delitto che sta alla base di ogni religione, questa dolorosa ammissione dovrebbe riscattarlo per sempre dalla condizione che lo ha reso il capro espiatorio della civiltà. Con un gesto di passione conoscitiva che rasenta il delirio di onnipotenza, Freud ormai vecchio , malato ed esule, tenta di formulare le Parole di verità che riportino l'ordine nel caos della storia.

Mentre Freud cerca di realizzare, grazie al potere che gli deriva dalla conoscenza dell'inconscio, una delle funzioni essenziali del nostro pensiero , quella di dominare psichicamente la materia del mondo esterno equiparandola a quella del mondo interno, avanzano sulla scena della storia le grandi passioni " rosse " dei movimenti rivoluzionari ( democratici radicali e socialisti) , quelle"grigie" della democrazia liberale e infine quelle "nere" del pensiero reazionario fascista e nazionalsocialista. La dimensione del conflitto sarà tale da travolgere ogni residua illusione della spicoanalisi di comprendere e orientare la storia con la forza della sua intrinseca verità.

La seconda guerra mondiale ( che con la mostruosa, burocratica istituzione dei campi di sterminio fa emergere l' irrazionale nel cuore stesso della razionalità occidentale ) segnerà lo scacco della utopia freudiana, del suo tentativo di controllare gli eventi attraverso la conoscenza delle "leggi fatali" dell'universo .

Tuttavia non possiamo dimenticare che la psicoanalisi , proprio per aver portato sino in fondo il mandato della passione di conoscere , di conoscersi , e per essersi lucidamente commisurata con i limiti dell'onnipotenza inconscia, rappresenta una conquista irrinunciabile della modernità. Depenalizzando il pensiero, sostituendo alla rimozione il giudizio morale , ci riconsegna, per quanto possibile, la gestione della nostra vita. Un compito non facilissimo giacchè, nel frattempo, l' " uomo psicoanalitico" si è riconosciuto esiliato da sè e indebolito dalla conflittualità della sua stessa natura.

Non a caso l'analisi è interminabile e le sue conquiste provvisorie.Con la consueta , lapidaria, efficacia espressiva Lacan definisce il sapere dell'inconscio " impossibile e necessario" .

Tanto più necessario in quanto la pretesa di padroneggiare i moti di amore e di morte che costituiscono l'ordito segreto del mondo , è tutt'altro che finita : riappare ora, in modo esemplare, nei laboratori di biologia e di ingegneria genetica, dove la tecnica dimostra , ancora una volta, la sua connaturata mancanza del limite. All'onnipotenza della tecnica la psicoanalisi risponde con una passione conoscitiva altrettanto intensa . Tuttavia profondamente diversa. Mentre la tecnica procede in modo astratto e impersonale , come necessaria , implicita conseguenza del suo operare, la psicoanalisi si interroga costantemente sul soggetto del desiderio inconscio e delle sue manifestazioni immaginarie e simboliche.

Risoggettivando l'esperienza , l'agire psicoanalitico produce le condizioni perchè ciascuno si assuma la responsabilità della propria vita .Non in modo definitivo e assoluto, come vorrebbe il contrattualismo razionalistico, ma attraverso una costante vigilanza critica su se stesso e sulle relazioni interpersonali nelle quali è catturato.

"Dov'era l'Es , l'Io deve addivenire" è un compito interminabile che rende però la vita umana degna di essere vissuta.

P.S: Per questa conferenza avrei bisogno di una lavagna luminosa e di un proiettore per un film in cassetta VHS PAL SYSTEM.GRAZIE


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